Una decisione del giudice di pace di Genova ha annullato la sanzione a un tabaccaio che nell’ottobre 2023 aveva rifiutato un pagamento da 5,50 euro per un pacchetto di sigarette con carta. Nelle motivazioni si parla di “duplice monopolio”: prezzi imposti dallo Stato (aggio fisso) e commissioni dei circuiti elettronici. È una notizia importante, ma va messa al suo posto: non riscrive la legge e riguarda un singolo caso, in primo grado. Vediamo cosa è successo, cosa potrebbe accadere e cosa resta immutato oggi.
POS e sigarette: cosa è successo in sintesi
La sentenza di Genova è rilevante perché evidenzia una criticità economica sui beni in monopolio, ma non elimina l’obbligo generale di accettare pagamenti elettronici né le relative sanzioni. Finché non arriveranno pronunce superiori o interventi normativi, la regola resta quella in vigore dal 2022.
POS e sigarette: cosa ha deciso il giudice (e perché)
Il giudice ha ritenuto illegittima la multa comminata al commerciante, sostenendo che obbligare l’accettazione del POS per la vendita di beni in monopolio (come le sigarette) esporrebbe il rivenditore a un “doppio vincolo”: margini determinati per legge dall’aggio e costi delle commissioni elettroniche non calmierati. In questa cornice, il margine potrebbe azzerarsi, incidendo sulla libertà d’impresa (art. 41 Cost.). È su questa base che la sanzione è stata annullata.
Cosa non cambia: l’obbligo di accettare pagamenti elettronici
L’obbligo generale di accettare pagamenti elettronici in Italia esiste dal 2014 ed è sanzionato dal 30 giugno 2022: in caso di rifiuto scatta una multa composta da una quota fissa (30 euro) più il 4% dell’importo della transazione rifiutata.
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La sentenza di Genova non abroga né sospende questa disciplina: è una decisione di primo grado, applicata a un caso specifico, e potrà essere oggetto di impugnazione. Per tutti gli altri esercenti e professionisti, l’obbligo resta invariato.
Perché il caso tabacchi è diverso (e perché fa discutere)
I tabaccai vendono prodotti con prezzo amministrato e percepiscono un aggio, ma non possono caricare al cliente costi aggiuntivi per assorbire le commissioni dei pagamenti elettronici. Da qui l’argomento del “duplice monopolio” che, secondo il giudice, metterebbe a rischio la sostenibilità economica di quella specifica transazione. È una lettura che apre un varco interpretativo limitato alla filiera del monopolio, non un lasciapassare generale per rifiutare carte e wallet.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
È verosimile che la vicenda prosegua in sede d’impugnazione o che arrivino chiarimenti ministeriali/di categoria. Fino ad allora, il quadro per gli esercenti non cambia: il rifiuto di un pagamento elettronico resta sanzionabile secondo la regola “30 euro + 4%”. I tabaccai, in particolare, dovrebbero attenersi alle indicazioni della propria federazione e alle condizioni contrattuali con l’acquirer (il fornitore dei servizi di pagamento), monitorando eventuali aggiornamenti normativi.
Per minimizzare rischi e contestazioni, gli esercenti possono:
- Indicare in modo chiaro i metodi accettati;
- Garantire almeno una soluzione elettronica funzionante;
- Verificare periodicamente le condizioni economiche applicate dall’acquirer (soprattutto su micro-transazioni);
- Valutare, dove disponibile, piani tariffari più adatti ai propri scontrini medi.
Per i tabaccai, la cautela è massima: la decisione di Genova non è una “liberalizzazione” del rifiuto e potrebbe essere riformata.